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Studio SHOCK svela cose inquietanti su di noi: succede alle persone che pensano troppo…

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Pensare troppo fa male alla linea. A rivelarlo, è uno studio coordinato dal dottor Angelo Tremblay dell’Université Laval pubblicato sulla rivista Psychosomatic Medicine. Per giungere a tale conclusione, i ricercatori canadesi hanno somministrato 3 diversi test a 14 studenti, al fine di valutare le conseguenze dello stress mentale nella vita di tutti i giorni. Il primo test consisteva esclusivamente nello starsene rilassati da seduti, il secondo nel leggere e sintetizzare un test e il terzo nella compilazione di in una serie di test al PC, volti a misurare memoria e attenzione. Dopo quasi 1 ora dedicati ad ogni singolo test, i 14 studenti sono stati invitati a mangiare a volontà ad un buffet.

Dal loro appetito è emerso che, nonostante il basso consumo energetico derivante da un lavoro esclusivamente di tipo mentale, gli studenti hanno finito con il mangiare  203 calorie in più del solito dopo il secondo test e 250 calorie in più dopo le prove al Pc. Un incremento veramente notevole rispetto al periodo di riposo.

Prima dell’esecuzione del test, agli studenti è stato prelevato un campione di sangue. Dalle analisi dei suddetti, è stato possibile scoprire che i lavori di tipo intellettuale sono in grado di provocare fluttuazioni dei livelli di insulina e glucosio, molto più rilevanti rispetto ai periodi di relax.

Secondo Tremblay, dunque, queste fluttuazioni potrebbero essere il frutto dello stress derivante dal lavoro intellettuale o, in alternativa, sintomo dell’adattamento biologico che si origina nel corso della combustione del glucosio. In parole povere, l’organismo potrebbe essere portato a fronteggiare queste fluttuazione stimolando l’appetito al fine di ripristinare i livelli di glucosio, il vero e proprio combustibile del cervello.

Alla luce di ciò, secondo Tremblay, questa sorta di sovracompensazione calorica post lavoro intellettuale ed il fatto che il corpo durante questo tipo di performance è in uno stato di semi riposo, potrebbe concorrere allo sviluppo dell’obesità che colpisce sempre più i paesi industrializzati.

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