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Il premier Renzi viene invitato dal preside di un liceo a tenere una conferenza. Metà degli allievi vengono radunati nell’aula magna ad ascoltare il politico fiorentino.

Renzi illustra i grandi progressi del suo governo: come siamo bravi, come siamo umili, le nuove riforme, finalmente la ripresa economica, la disoccupazione in calo, gli investimenti sulla scuola e bla bla bla… Il preside chiede se ci sono domande.

Si alza Pierino: “Lei aveva promesso che non sarebbe andato al governo senza delle regolari elezioni. Perché invece lo ha fatto?
– Perché la riforma sull’abolizione dei fondi pubblici ai partiti è finita nel dimenticatoio?
– Perché state deturpando selvaggiamente la nostra bellissima Costituzione?
– Perché ogni mese, migliaia di giovani fuggono dal Paese con la speranza di un futuro migliore? – – Perché migliaia di anziani ricevono una pensione “da fame” sotto la soglia di povertà, mentre voi continuate a ingozzarvi come dei maiali?

– Perché lei, caro mio signor Presidente, si è presentato come la “Promessa del Cambiamento”? A quale cambiamento si riferiva? Non sarebbe stato opportuno specificare “Il Cambiamento del nostro Paese verso il baratro?”
– E infine le chiedo: Con quale coraggio la mattina riesce a guardarsi allo specchio?”

Renzi impallidisce, il preside è inorridito, l’ambiente gelato. Fortunatamente, in quel momento suona la campanella e gli studenti vengono frettolosamente fatti rientrare in classe.

Poi viene radunata nell’aula magna l’altra metà degli allievi e Renzi, debitamente presentato dal preside, ripete il discorso fatto in precedenza. Subito dopo il preside avverte che, essendo prezioso il tempo dell’illustre ospite, saranno consentite solo due domande.

Si alza Giovannino: “Io ho due domande: come mai la campanella oggi ha suonato venti minuti prima? E che fine ha fatto Pierino?”.

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