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Cile: trovato il corpo di una creatura extraterrestre. (GUARDA IL VIDEO)

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Il cosiddetto “umanoide di Atacama” è un reperto trovato nel 2003 a Noria, nel deserto cileno dell’Atacama, da un abitante della zona, Oscar Muñoz.

Si tratta di uno scheletro di tipo umanoide mummificato, della lunghezza di soli 15 cm.

Come racconta Muñoz, il reperto si trovava sotto terra, avvolto in un panno bianco.

MUÑOZ: L’ho trovato a metà agosto, in questo posto. Stavo rovistando nella terra, quando mi è comparso questo involucro.

Non è stato possibile stabilire l’età esatta del reperto, ma in base alla zona archeologica in cui è stato trovato si ritiene che debba essere stato sepolto da almeno un centinaio di anni. […] Resosi conto della stranezza di quel reperto, Muñoz ne parlò con due fotografi suoi amici, i quali gli chiesero di fotografarlo.

FOTOGRAFO: Ci siamo trovati davanti una specie di uomo piccolo. Allora gli chiesi se potevamo fare delle fotografie, e siccome avevo la mia macchina digitale scattai un sacco di fotografie.

Immediatamente esplose il caso di quello che venne chiamato l’ “Extraterrestre della Noria”.

NARRATORE TV: Questo ricercatore di antichità ha scatenato l’esplosione mediatica che parla del ritrovamento del primo corpo di un alieno in Cile.

Ma presto intervenne qualcuno che calmò subito le acque. Era il solito “esperto” senza nome e senza titolo, che entra in scena regolarmente in queste occasioni, e che garantisce a tutti che non c’è niente di anomalo in quello che sta succedendo.

CONDUTTORE TV: Ma gli esperti in questo tipo di indagini che hanno a che fare con gli UFO assicurano che si tratti di un feto.

Questo esperto naturalmente non presentò nessuna prova a favore della sua tesi, ma le sue parole furono sufficienti a placare le acque, e il caso si spense prima ancora di arrivare alla stampa internazionale.

A quel punto il reperto umanoide passò di mano in mano, finché fu acquistato da Ramón Navia-Osorio, Presidente dell’Istituto di Ricerca Esobiologica di Barcellona.

Nel 2004 Navia-Osorio presentò ufficialmente il reperto mummificato ad un congresso di scienziati spagnoli, ma anche in questo caso la scienza ufficiale respinse con decisione ogni ipotesi extraterrestre.

DOTT. BOTELLA: Per noi ovviamente non si tratta di nulla di anomalo, non si tratta di un essere che abbia delle caratteristiche speciali ma, come ho detto, non ci sono dubbi che si tratti di un feto umano.

Questo “feto umano” era talmente normale che agli scienziati erano sfuggiti alcuni piccoli particolari. Il primo è che il corpo mummificato aveva 10 costole soltanto. Gli umani ne hanno 12, e ogni tanto ne nasce qualcuno con 11 costole soltanto. Ma un umano con 10 costole è un caso estremamente raro, che da solo avrebbe dovuto far scattare un campanello d’allarme. Il secondo particolare è che questo feto aveva la dentatura completamente sviluppata. Questo lo aveva notato persino il fotografo cileno.

FOTOGRAFO: Io ho detto “No, non può essere un feto”. Inoltre aveva i denti, aveva una cresta ossea.

Il terzo particolare è che il cranio dell’umanoide era costituito da quattro ossa soltanto, invece delle solite sei che abbiamo tutti noi. Infine, il reperto aveva le ginocchia senza le rotule. Anche di questo si era accorto subito il fotografo cileno, guardando il reperto da vicino.

FOTOGRAFO: Un’altra cosa che ha attratto la mia attenzione è che non aveva le rotule del ginocchio. Aveva un sistema diverso per muoversi, non aveva rotule. Come se fosse un insetto.

Ma anche qui, come sempre, vinse la parola della scienza ufficiale, e quindi dell’umanoide di Atacama non si sentì più parlare.

Fu necessario aspettare il 2009, quando il dottor Steven Greer, fondatore e direttore del Disclosure Project, venne a sapere del reperto conservato a Barcellona,

Steven Greer è ritenuto a buon diritto uno dei massimi esperti mondiali in ricerca ufologica.

Dopo essersi reso conto di avere di fronte qualcosa di assolutamente eccezionale, Greer contattò la Stanford University, e ottenne la loro disponibilità per svolgere una serie di analisi scientifiche sul reperto mummificato.

È a questo punto che la vera scienza, quella fatta con vero spirito di indagine e senza preclusioni di alcun tipo, prese il posto della “scienza da salotto” che finora aveva relegato nell’oscurità il reperto di Atacama.

Ora infatti non si trattava più di fingere di non vedere le palesi anomalie dello scheletro, ma di cercare di capire se queste anomalie potessero essere il risultato di malformazioni avvenute durante la gravidanza, oppure addirittura di mutazioni genetiche intervenute prima della nascita.

La prima sorpresa arrivò quando i ricercatori della Stanford si resero conto di non avere affatto di fronte un feto abortito.

DOTT. NOLAN: Ad un semplice esame preliminare risulta chiaramente più vecchio di un feto abortito.

Furono proprio le ginocchia a rivelare l’età approssimativa dell’umanoide.

STEVEN GREER: Le placche di crescita, e la densità ossea sono quelle [di un bambino] dai 6 agli 8 anni.

DOTT. NOLAN: Il concetto qui è che il ginocchio che cresce, l’articolazione che cresce, sono fatti soprattutto di cartilagine. Avviene poi una mineralizzazione della cartilagine, con una crescita progressiva di questa cosiddetta “placca di crescita”. Ci sono degli standard. Lo shock, io credo, e la sorpresa, e l’assoluta certezza che ha avuto il Dott. Lachman, è stato che questo esemplare chiaramente non fosse un feto, ma che, confrontando le placche di crescita con gli standard conosciuti, questo avesse chiaramente fra i 6 e gli 8 anni.

A questo punto i problema divenne chiaro: come può un umano di 15 centimetri aver vissuto per almeno 6-8 anni, e non certo in un moderno centro neonatale super attrezzato, ma nel deserto dell’Atacama, almeno cento anni fa?

Restava ancora una possibilità, per spiegare il mistero, e cioè che quell’organismo avesse vissuto molto di meno, ma fosse stato affetto da una forma di progeria, un difetto di tipo genetico che accelera in modo eccezionale l’invecchiamento del corpo, e quindi anche quello delle ossa.

Ma quando vennero fatti i test sul codice genetico dell’umanoide, risultò che il gene responsabile per la progeria non avesse subito nessuna mutazione.

STEVEN GREER: I geni che controllano la progeria, l’invecchiamento accelerato, o il nanismo, non mostrano nessuna mutazione.

Nel frattempo, l’analisi dei geni aveva rivelato una cosa ancora più importante. L’umanoide di Atacama aveva soltanto il 91% del codice genetico in comune con gli esseri umani.

STEVEN GREER: Ciò che è anomalo, per quanto non si possano ancora trarre conclusioni, è che il 9% del materiale genetico risulta “non corrispondente”. Questo da un esame al computer fatto nel miglior laboratorio nel mondo, a Stanford, ed è stato controllato 3 volte. Nove per cento.

Questo può sembrare irrilevante, ma in realtà si tratta di una differenza enorme.

Teniamo presente infatti che il Neanderthal condivide con gli esseri umani il 99,5 per cento del codice genetico, mentre lo scimpanzè, che è il primate più vicino a noi, ne condivide fra il 96 e il 97 %. Uno scarto del 9% rimane quindi enorme, per sostenere che si tratti di un essere umano.

Nei prossimi anni, ha detto Greer, gli oltre due milioni di coppie di nucleotidi scartate dal computer – cioè non riconosciute come umane – verranno analizzate una per una, per essere sicuri che non si sia trattato appunto di un errore del computer.

Ma nel frattempo possiamo già affermare, come minimo, che ci troviamo di fronte ad un caso che la scienza – quella vera – riconosce con grande onestà di non saper assolutamente spiegare. Fonte

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