Chi russa potrebbe morire improvvisamente nel sonno e senza accorgersene. Ecco perché…

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Apnee notturne – Un esempio verosimile di «sindrome delle apnee ostruttive del sonno», nota anche come «Osas» dall’acronimo inglese, o anche, appunto, come «Sindrome di Pickwick», ovvero una serie di interruzioni della respirazione mentre si dorme: se non curate, possono avere conseguenze anche gravi sulla salute. Si respira male, si ha un sonno frammentato e si sviluppa ipertensione.

Un problema sicuramente sottovalutato: si stima ne soffrano un milione e 600 mila italiani e può manifestarsi a tutte le età, ma nel 2% delle donne compare dopo i 50 anni, mentre nel 5% degli uomini è anticipato già a 35-40 anni. «Nelle donne la comparsa è legata alle modificazioni ormonali e alla diversa distribuzione del grasso dopo la menopausa, tra cui nel collo, dove provoca un restringimento delle prime vie aeree – spiega Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno al dipartimento di Neuroscienze cliniche dell’ospedale San Raffaele di Milano -. Ma va detto che in entrambi i sessi, in genere, dopo i 50 anni si prendono in media 5 chili, di cui il 10% va a posizionarsi proprio nei tessuti del collo».

Professor Ferini-Strambi, che cosa accade in chi soffre di apnee ostruttive del sonno?  

«Durante il riposo si ha un’occlusione a carico delle prime vie aeree, quelle retrolinguali: quando si verifica un restringimento parziale, si ha il russamento; quando è completo, l’apnea, con risvegli che non sempre sono coscienti, ma ben registrabili con esami elettroencefalografici».

Quali sono le persone più a rischio?  

«Sicuramente chi è in sovrappeso: è più facile che durante il sonno le vie respiratorie siano ostruite dal grasso in eccesso. Tra i segni, il collo grosso: con diametro superiore a 43 centimetri negli uomini, 41 nelle donne. É più a rischio anche chi ha la lingua grossa; chi tende ad avere un mento piccolo e sfuggente; chi ha lassità dei tessuti, visto che russare provoca nel tempo proprio un indebolimento dei muscoli. Nei bambini è tipico nel caso di tonsille e adenoidi molto sviluppate».

Parliamo di sintomi. Che cosa ci deve far preoccupare e spingere a consultare uno specialista?  

«Russare molto è un segnale tipico. È il partner in genere ad accorgersi di un improvviso stop nel russare di chi ha accanto, accompagnato da un arresto della respirazione. Quando il respiro riparte, la persona emette un profondo sospiro e riprende a russare. Poi ci sono la sonnolenza e la scarsa concentrazione durante il giorno, dovuta al riposo frammentato. Anche svegliarsi una o più volte per andare a urinare può essere una spia. Questo è legato al fatto che chi russa libera un ormone natriuretico, un diuretico naturale che abbassa anche la pressione arteriosa. È come un salvavita, in quanto chi soffre di “Osas” ha la pressione arteriosa alta anche di notte. E, ancora, la cefalea al mattino: dura un’ora, un’ora e mezza, poi scompare».

A quali danni si va incontro se la sindrome non viene riconosciuta e curata? 

«Visto l’impatto sulla pressione, aumenta il rischio cardiaco. Tantopiù che il cuore rallenta di colpo per poi accelerare. La frammentazione del sonno comporta, inoltre, non solo sonnolenza di giorno, con il rischio di incidenti d’auto e al lavoro, ma amche alterazioni nelle funzioni cognitive dovute all’ipossia, cioè all’ossigeno intermittente. Con 30 apnee all’ora si rischiano deficit di memoria. Negli uomini, inoltre, l’ipossia è causa di impotenza: il poco ossigeno crea problemi alle cellule che producono testosterone».

Come si deve intervenire? Esistono cure definitive?  

«Perdere peso è importante, 5-6 chili in meno possono aiutare la respirazione notturna. Bisogna anche evitare di dormire in posizione supina, e una pallina da tennis cucita sul retro del pigiama è di grande aiuto. Poi c’è la Cpap, un piccolo compressore, con tubo e maschera nasale, che immette aria. Tarato in modo ottimale, risolve il problema. Gli apparecchi, oggi, sono maneggevoli e silenziosi. L’intervento chirurgico maxillo-facciale è riservato solo a casi selezionati in cui sia necessario un avanzamento della mandibola».

I «bite» possono aiutare?  

«Aiutano nei casi lievi e moderati e vanno fatti su misura».

L’importante è dunque non trascurare i sintomi: giusto?

«La diagnosi è sempre più semplice: la si può fare ambulatoriamente, senza ricovero. Grazie alle valutazioni polispecialistiche di neurologo, otorino e pneumologo, è possibile definire la terapia risolutiva». (Fonte: www.lastampa.it)


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