Chi è Rita Katz? Arrivano da lei tutte le news che sappiamo dall’ISIS.

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Suo padre è una spia israeliana… non vi sorge nessuna domanda su chi controlli l’isis?

La storia di Rita Katz, direttrice e co-fondatrice del SITE, acronimo di Search for International Terrorist Entities, vale a dire il sito di monitoraggio Usa dei jihadisti sul web. Il cui nome in queste ore campeggia su tutte le pagine dei giornali italiani.

Chi è? Da dove viene? La Katz nasce nel 1963 a Bessora, in Iraq. Araba e di famiglia ebraica, dopo la Guerra dei Sei Giorni suo padre viene arrestato dalle forze di Saddam Hussein con l’accusa di spionaggio in favore di Israele e dopo un anno torturato e impiccato, in pubblica piazza a Baghdad, di fronte agli applausi di mezzo milione di iracheni e di alcune danzatrici del ventre ingaggiate da Saddam per onorare l’evento.
Poche settimane dopo la madre di Katz riesce a fuggire e a rientrare in Israele, nella città balneare di Bat Yam. Sono gli anni in cui Rita, ancora giovane, studia all’Università di Tel Aviv e diventa una sionista convinta, arrivando persino a dire che nessun israeliano dovrebbe mai lasciare lo Stato ebraico perché “gli appartiene”. (fonte)

Nel 1997 inizia a lavorare per un istituto di ricerca mediorientale. Il suo primo lavoro la porta a scoprire l’identità di una fondazione a sostegno di Hamas. Presa dall’euforia, evidentemente, si improvvisa un agente segreto: si traveste da donna musulmana, indossa un burqa e piccoli registratori; partecipa a conferenze per la raccolta di donazioni, visita moschee, prende parte a manifestazioni per la Palestina libera negli Stati Uniti operando come un investigatore sotto copertura. Sulla sua esperienza ci scrive un libro, da lei definito poi “una semi-autobiografia” (Terrorist Hunter: The Extraordinary Story of a Woman Who Went Undercover to Infiltrate the Radical Islamic Groups Operating in America). Lo presenta durante la trasmissione televisiva della Cbs “60 Minutes”, dove appare con una parrucca e un naso finto per non farsi riconoscere dai terroristi.

Nel 2002 fonda insieme a Josh Devon il Site grazie all’aiuto di diverse agenzie federali e gruppi economici privati. La piattaforma inizia a fornire informazioni sulla presenza di cellule ultra-radicali islamiche negli States e determina la chiusura di numerose organizzazioni, nonché l’apertura di decine e decine di indagini da parte delle autorità giudiziarie. Il duro lavoro premia e nel giro di pochi mesi la società allarga il suo portafogli clienti: oggi tra gli abbonati figurano alte personalità di governo, importanti agenzie di sicurezza, procure e media internazionali.

Rita Kazt continua a dire di scovare i suoi video, come quello della decapitazione del giornalista americano Steven Sotloff, in alcune chat room jihadiste protette da password. Ci monta su il logo del Site e li distribuisce al mondo con una traduzione in lingua inglese. Così costruisce la realtà, o buona parte di essa, sui filmati e le minacce dello Stato islamico oggi, e di al Qaeda ieri. Ma chi ci dice che una società privata, con risorse limitate, possa svolgere un lavoro migliore delle agenzie governative?

Nel 2007 l’Associazione Nazionale delle donne musulmane americane ha presentato una denuncia formale presso il Dipartimento di Giustizia Usa accusandola di aver contribuito a creare un ambiente ostile per tutti i musulmani statunitensi. Oggi la sua professionalità, per molti, resta comunque indiscussa, nonostante su diversi siti di controinformazione appaiano tesi piuttosto forzate e in alcuni casi dai tratti complottisti. Ma sarebbe opportuno che tutti noi ci domandassimo quale sia la vera natura del Site e la reale attendibilità di certe notizie. Perché è su queste notizie che i ministri Pinotti e Gentiloni hanno parlato ieri di un intervento militare in Libia. (fonte)


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