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Accade in Italia dove ci sono 258 comuni sciolti per mafia.

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L’Italia è il Paese dei Comuni sciolti per mafia. Un’inchiesta di Giuseppe Baldessaro e Alberto Custodero su Repubblica analizza sin nei minimi dettagli questo fenomeno che non sembra in calo.

Basti pensare che da circa 25 anni ogni mese un municipio viene commissariato per infiltrazioni della criminalità organizzata: è interessante studiare il bilancio della speciale legge introdotta nel 1991.
Una norma che oggi, sulla scia dello scandalo per il caso di Mafia Capitale, in molti pensano che debba essere rivista.
I problema però non è tanto nel testo del provvedimento, quanto nel fatto che troppo spesso è stato usato come strumento di lotta politica tra gli opposti schieramenti.

In che contesta nacque la legge 221?
La legge venne varata in una vera situazione di emergenza, dopo la decapitazione avvenuta a Taurianova di un affiliato alla ‘ndrangheta la cui testa fu lanciata in aria e fatta oggetto di un macabro tiro al bersaglio a pistolettate.

Si decise così di affidare al ministero dell’Interno il potere di sciogliere i Comuni in modo autonomo, senza aspettare le decisione della magistratura.

Negli anni sono state sciolte 258 amministrazioni locali e cinque Aziende sanitarie. Otto comuni hanno il triste primato di tre scioglimenti: Casal di Principe, Casapesenna, Grazzanise, Melito di Porto Salvo, Misilmeri, Roccaforte del Greco, San Cipriano d’Aversa e Taurianova.

Al Centro Nord gli scioglimenti sono più rari: pochissimi in Piemonte, uno, a Sedriano, in Lombardia, anche se secondo alcuni esperti non era quello più “infiltrato” dalla ‘ndrangheta.

La presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, sostiene che “bisogna individuare una terza via fra scioglimento o non scioglimento, e potrebbe essere un tutoraggio dello Stato, un’assistenza verso l’ente “parzialmente infiltrato”, senza che questo debba essere commissariato o debba perdere la guida politica”.

Fonte: articolotre.com


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