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Il petrolio SCENDE, ma il prezzo della benzina NON cala: ecco cosa paghiamo.

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Nonostante il calo del prezzo del petrolio, che ieri è sceso ai minimi sfondando del 2009 quota 49 dollari al barile e negli ultimi 12 mesi si è praticamente dimezzato.

Greggio ai minimi del 2009 ma la verde costa il 36% in più: le imposte sul carburante sono cresciute oltre 1 euro al litro. Da inizio anno il greggio costa il 15% in meno mentre la benzina è aumentata del 4%.

In Italia a fare la differenza sono le imposte: per ogni litro di “verde”, lo Stato incassa, tra Iva e accise, più di 1 euro per ogni litro di benzina. E così anche se il greggio cala, il prezzo della benzina, come rilevato* dal Ministero dello Sviluppo Economico, è salito del 4% da inizio anno. Sul banco degli imputati non solo le compagnie petrolifere che si difendono dall’accusa del mancato ribasso, evidenziando i costi di raffinazione sempre più alti. A rendere quasi impossibile l’agognata discesa dei prezzi, a fare la parte da leone è lo Stato: accise e Iva pesano per il 64% sul prezzo della benzina, il 62% su quello del diesel. Le prime gravano sul prezzo finale della verde per 0,728 euro (0,617 per il gasolio), più dell’intero prezzo industriale. L’Iva, passata al 22%, si calcola sia sul prezzo del carburante netto che sulle accise, 0,282 euro per la benzina e 0,252 per il diesel.

Dunque, lo Stato per ogni litro di benzina erogato alla pompa ottiene 1,012 euro (0,870 ogni litro di gasolio). Imposte aumentate senza sosta per poter coprire le numerose clausole di salvaguardia a garanzia di leggi e decreti, ma anche per finanziarie cultura e interventi post alluvioni e terremoti. Non è una novità: il Governo è al lavoro per disinnescare nella prossima legge di Stabilità l’aumento delle nuove accise previste dalla vecchia manovra 2015 e dalla mancata attuazione della reverse charge, la cosiddetta inversione contabile, un meccanismo tributario contro l’evasione Iva bocciato dall’Ue, ma restano le accise collegate a problemi ormai risolti, come quelle destinate all’ormai conclusa guerra di Abissinia del 1935, alla crisi di Suez del 1956 e per il terremoto dell’Irpinia del 1980. Più recentemente, invece, le accise sono andate a coprire i costi dei decreti Salva Italia e Fare (del 2013), l’emergenza immigrati e alluvione in Lunigiana del 2011, due rifinanziamenti del Fus e il terremoto in Emilia Romagna nel 2012.

Fonte: motori.fanpage.it

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