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Effetto Brexit si spostano i risparmi in Gran Bretagna per vivere senza la minaccia del bail-in, tasse e fisco.

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Alla fine il Brexit è giunto: i favorevoli all’uscita del Regno Unito hanno vinto contro ogni speranza degli eurocrati e dei filo ue, che si sono lasciati andare al peggio del peggio. Sorvolando sugli insulti ad anziani e pensionati (come se i detrattori non diventassero a loro volta anziani) e sulla bufala della petizione per il rifacimento del referendum (anche in questo caso i “milioni” di sottoscrittori erano in realtà frutto di un gruppo di hackers), il dato di fatto è che le catastrofali previsioni della stampa di regime non si sono verificate.

Ricordate? La Borsa di Londra avrebbe dovuto crollare, i titoli di stato inglesi essere venduti a mani basse ed il loro rendimento schizzare alle stelle ed a seguire arrivare l’invasione delle cavallette e la morte dei primogeniti. Nella realtà dei fatti la Borsa londinese è quella che ha perso meno, il rendimento dei titoli di stato è sceso e la svalutazione della sterlina è rimasta ben dentro livelli accettabili e comunque tali da favorire le esportazioni calmierando le importazioni (il che, per un paese con la bilancia commerciale squilibrata a favore dell’import non è assolutamente un fattore negativo). Gli “esperti” hanno trovato anche in questo elementi per dire che il Regno Unito sarà destinato alla rovina, ma tant’è alle previsioni campate in aria siamo abituati da tempo. In fondo il QE di Draghi non avrebbe dovuto riportare l’inflazione della zona euro vicino al 2%?

Chi ha avuto diversi problemi ed ha messo a segno alcune tra le performance peggiori è stata, invece, la borsa italiana. Per quale motivo? Semplice: è appesantita dal comparto bancario ormai sull’orlo del fallimento. Non a caso il premier non eletto Renzi sta valutando un intervento da 40 miliardi di euro per evitare il disastro. Forse l’invasione delle cavallette avverrà più verso il Mediterraneo che il Mare del Nord…

Oggi le prospettive del Regno Unito sono decisamente buone, a dispetto dei profeti di sventura, in quanto fuori dai lacci e lacciuoli della UE potrà ulteriormente rafforzare il proprio sistema bancario e finanziario.

Il nostro consiglio, per chi può, è di iniziare ad investire proprio là. In primis perché lo può fare in sterline e, passata la prima fase speculativa sul suo corso, potrebbe pure portarsi a casa un guadagno dato dal suo rialzo sull’euro, ma al di là di quello, la sterlina è una moneta che ci sarà anche in futuro, mentre sull’euro iniziano ad addensarsi nubi sempre più nere, se perfino uno squalo della finanza come Soros inizia a parlare di crisi irreversibile dell’unione europea e della moneta unica.

In seconda battuta, per effetto della svalutazione, le imprese inglesi potrebbero veder migliorare i propri affari attraverso l’export e quindi dar via ad una crescita del pil con benefici effetti anche sugli investimenti.

Il sistema bancario, poi, è ben presidiato dalla banca centrale, che è già intervenuta pesantemente nella crisi del 2008 salvando gli istituti di credito, a differenza della zona euro, dove interventi del genere sono oggi proibiti: un ombrello protettivo da non sottovalutare.

A quanti prevedono dazi e ritorsioni da parte della ue nei confronti dei territori di Sua Maestà, ci limitiamo a ricordare che la Germania ha già auspicato la possibilità di stipulare accordi commerciali privilegiati con l’Inghilterra, e lo stesso hanno dichiarato USA e Canada. Quindi anche il paventato isolamento del Regno Unito non si vede minimamente all’orizzonte. D’altra parte, ve la vedete la Germania rinunciare a 15 miliardi di esportazioni solo per fare un dispetto a Sua Maestà?

Chiaramente sono consigli in netta controtendenza rispetto alla vulgata dei media nazionali ed europei, dove invitano a fuggire dal Regno Unito, ma visto come sono andate le “previsioni”, riteniamo sia il caso di riflettere attentamente sulle opportunità offerte dai territori di Sua Maestà.

Ma l’aspetto più interessante di tutto ciò è che con l’uscita dalla Ue, la Gran Bretagna è diventato uno stato extracomunitario nel quale non hanno valore le “regole” finanziarie, economiche, commerciali, e tutta l’enorme mole di imposizioni, della Ue!

Questo significa che portando – già oggi – i propri risparmi nel Regno Unito – il sistema è semplicissimo, basta consultare i siti web di una qualunque banca britannica – si sottraggono alle rapaci grinfie delle imposizioni fiscali della Ue, specie quelle italiane.

Tutto è completamente differente e migliore, fuori dalla prigione Ue. Non vi chiediamo di credere fideisticamente a quanto scriviamo. Vi diciamo solo: verificatelo di persona e rimarrete esterrefatti. Cosa che evidentemente già molti devono aver fatto, perchè gli acquisti di titoli di stato britannici sono schizzati alle stelle, e il rendimento per conseguenza è disceso attorno all’1,5% (che comunque in Italia ve lo sognate).

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