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Boom dei software spia, italiani 007 fai da te. Internet privacy a rischio.

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L’INCHIESTA/ Un popolo di 007 fai-da-te. Pronti ad alleggerire il portafogli e a mettere da parte scrupoli e sensi di colpa pur di spiare un dipendente, un socio d’affari, i figli o, più spesso, il partner Un popolo di 007 fai-da-te.

Pronti ad alleggerire il portafogli e a mettere da parte scrupoli e sensi di colpa pur di spiare un dipendente, un socio d’affari, i figli o, più spesso, il partner. E’ un profilo inedito degli italiani quello che emerge dalla crescente domanda di software-spia per smartphone e pc. “Sono i fratelli piccoli – spiega Francesco Polimeni, esperto in sicurezza e sistemi di sorveglianza e responsabile di Polinet srl – di ‘Galileo’, il programma diventato famoso dopo l’attacco alla Hacking Team. Quelli in commercio sono in media assai meno sofisticati ma fanno molto bene il loro lavoro”

La diffusione on line dei codici sorgente – premette Polimeni – ha permesso ad una miriade di piccole aziende di improvvisarsi produttrici e di inondare la rete di offerte, in qualche caso decisamente a buon mercato: su internet, con l’aiuto di un qualsiasi motore di ricerca, se ne possono trovare di ‘made in China’ a 2-300 euro anche se i più affidabili arrivano a quattro-cinque volte di più e il costo medio di un buon prodotto si attesta sui 700″. Tutti i prezzi riguardano il solo programma, l’installazione e’ di regola un problema del cliente “anche perché la legge, di fatto, ‘tollera’ la vendita ma ne vieta espressamente, sanzionandolo con pene severe (articolo 617 del codice penale, ndr), l’utilizzo”. Quanto all’installazione da remoto, sottolinea l’esperto, “e’ un mito in parte da ridimensionare. Tecnicamente e’ possibile ma vale soprattutto per i software professionali, quelli usati dagli investigatori che così possono accedere anche alla rubrica dello spiato e portare avanti le cosiddette indagini ‘a strascico’”. La scelta del software, prosegue Polimeni, “dipende dalle esigenze e dalle aspettative del cliente: chi vuole un monitoraggio completo del cellulare della vittima deve provvedere preliminarmente a quello che tecnicamente si chiama root, una procedura di sblocco che permette di bypassare tutte le restrizioni imposte dal sistema operativo e dunque di installare anche un software non certificato. A dirsi sembra complicato ma chiunque abbia una qualche dimestichezza con certi apparecchi può riuscirci con relativa facilita’”. In pratica, con un semplice programmino scaricabile gratuitamente in rete “si apre una ‘porta’ sul telefono, si fa una modifica virtuale che permette l’installazione del software spia: a quel punto il cliente accede con le proprie credenziali a un sito internet dedicato ed e’ libero di monitorare sms, messaggi, chat, localizzazione satellitare, chiamate, registrazioni ambientali. Sara’ lui a decidere tempi e modi dei singoli report. Ci sono anche software spia più semplici, e più a buon mercato, che però garantiscono meno funzioni”. Lo stesso vale, a livello tecnologicamente ancora più elevato, per i pc: “esistono software-spia professionali che permettono di intercettare le comunicazioni via skype, utilissimi per un certo tipo di inchieste. Mentre sta per arrivare in commercio un programma che – trasmesso con un allegato via email, su un sito civetta o con la registrazione a un format apparentemente innocente – “permetterà di assumere in automatico il controllo da remoto di un computer. Avvertendo addirittura il ‘sorvegliante’ di quando il spiato accende o spegne il suo apparecchio. Prezzo? Non meno di 2000/2500 euro”. Ma chi e’ l’acquirente tipo dei software-spia? “Il più delle volte aziende che vogliono controllare propri dipendenti o spiare aziende rivali – risponde Polimeni – o, ancora, professionisti di studi associati che vogliono sapere se il socio mira a fregarli. Ma tra i privati, le richieste maggiori sono di genitori che vogliono sapere che cosa fanno i propri figli, chi frequentano, se fanno uso di droghe o altre sostanze. E, naturalmente, mariti che vogliono controllare le mogli o viceversa: e’ il nuovo profilo iper tecnologico della gelosia, che in altri Paesi, penso ad esempio all’Inghilterra, sta assumendo proporzioni inquietanti. I rischi? Ce ne sono tanti. Fra gli altri, quello di bruciare dei soldi senza venire a capo di niente: il mito dell’e-commerce ha convinto tanti che on line si fanno affari straordinari, e così accade che si comprano prodotti scadenti che non mantengono le promesse”.

Fonte: affaritaliani.it

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