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Agente FBI conferma l’ipotesi: ”Hitler e la Braun NON sono morti, sono scappati in Argentina”

Adolf Hitler non sarebbe morto nel bunker di Berlino il 30 aprile del 1945 ma, al suo posto, sarebbero stati uccisi due sosia, uno suo ed uno di Eva Braun, la sua compagna sposata qualche ora prima della fuga e non, come sostenuto dalla storiografia ufficiale sino ad oggi, del duplice suicidio.

A sostenerlo un ex agente della CIA, Bob Baer, che ha pubblicato pochi giorni fa una sua analisi di 700 documenti FBI declassificati di recente. Hitler e la Braun sarebbero fuggiti a piedi attraverso la fitta rete di tunnel sotterranei che collegavano la sua cancelleria con l’aeroporto berlinese di Tempelhof e, da qui, sarebbero volati in Spagna, nell’isola di Tenerife. Qui rimasero qualche tempo per poi lasciare l’Europa alla volta della Patagonia argentina.

L’ipotesi di Baer – alcuni stralci della sua ricerca sui documenti inediti della FBI sono stati pubblicati dal quotidiano britannico The Mirror – è confermata da Abel Basti, giornalista investigativo argentino che lo scorso anno, alla Fiera del Libro di Torino, ha presentato “Sulle tracce di Hitler” per i tipi di Eden Edizioni, con documenti inediti che avvalorano la fuga dell’ex dittatore nazista nella regione patagonica a sud di Bariloche. Una tesi confermata anche dall’ex investigatore dell’ONU John Cencich, intervistato da History Channel per una serie sullo scottante argomento degli ultimi giorni del Fuhrer.

Insomma, quella che sino a pochi anni fa era considerata solo una “leggenda metropolitana” – ovvero la fuga di Hitler in Sudamerica –raccoglie sempre più consensi. Soprattutto dal 2009, quando il cranio conservato per 50 anni al Museo della Guerra di Mosca che si credeva fosse del Fuhrer fu sottoposto al test del DNA da un’equipe di medici legali dell’università del Connecticut: risultò appartenere ad una donna con meno di 40 anni. (fonte)

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